giovedì 9 febbraio 2017

In risposta a "La decomposizione della sinistra e la nazione"

In risposta a: http://www.radiciefuturo.com/blog/2017/02/04/la-decomposizione-della-sinistra-e-la-nazione/

Salve,
Mi trovo molto d'accordo con l'articolo su alcuni punti. A tal proposito, mi permetto di condividere una divertente traccia trovata su Soundcloud e un articolo su Foucault (per quando avrà tempo):




Venendo al merito dell'articolo. D'accordissimo sul trionfo nella storia del capitale globale, non ci sono dubbi su questo. Mi sarebbe piaciuto vedere, però, un riferimento all'apparato militare di questo imperialismo, cioè la NATO.

Lo dico perché in Europa dell'Est il sentimento nazionale (legittimo quanto vogliamo) viene usato ora per rafforzare il fianco est dell'Alleanza Atlantica, rafforzando di conseguenza la presenza militare americana sul continente (di pari passo con quella economica). Mi riferisco soprattutto a Ucraina e Polonia. Quest'ultima, curiosamente allo stesso tempo anti-UE e anti-russa/pro-NATO, sceglie a quanto pare quello che viene visto come "male minore", in quanto ha ospitato il summit NATO del 2016 a Varsavia (!). Potrei citare anche le feroci divisioni nazionaliste in Jugoslavia, di cui ha approfittato il potere imperialista USA per imporre il proprio "ordine", o l'interventismo - secondo l'interesse "nazionale" - di Francia e Regno Unito in Nordafrica e nel Medio Oriente (dall'accordo Sykes-Picot fino ad oggi). Questi casi mi sembrano una riproposizione sul piano geopolitico dell'individualismo radicale tipico della presente fase storica.

Sicuramente la Patria (termine che preferisco), è il luogo geografico politico per eccellenza (prima delle realtà internazionali, appena sopra lo Stato e la Società). "Politico" qui inteso nel senso più genuino (Platone, Aristotele, Agostino), come costruzione di una vera comunità in funzione del Bene. Difficile attaccare, anche, quei casi dove il sentimento nazionale/patriottico è servito a difendere le risorse di un Paese (come nel caso dell'Iran). Non cerco, perciò, di satanizzare l'idea di nazione, ma propongo che si vada oltre questo concetto.

Penso all'idea bolivariana in America Latina (anche qui l'imperialismo non si è fatto scrupoli di far leva su suddivisioni geografiche e rivalse nazionaliste). Oppure ancora, all'idea di Grande Spazio (Schmitt), inteso come spazio coerente per geografia, storia e cultura, e soprattutto: retto dal nomos della terra (e non da quello marittimo-mercantile). L'Europa - nella sua accezione più larga (GeRussia, Eurasia...) - ha come poche regioni il potenziale per costituirsi come Grande Spazio, affrancandosi dagli interessi dell'Atlantico, sia per la sua geografia, che per la sua storia e cultura. E' così anche per la religione, anche se qui ci sono complicazioni (complice quella post-verità che Lei giustamente cita) su cui non mi dilungo. Il problema, chiaramente, è che ora come ora, guardando alla realtà fattuale, mancano la volontà e la concreta forza politica per gettare nella pattumiera l'UE e la NATO, per costruire al loro posto qualcosa di nuovo, giusto e semplicemente altro. Ma non credo che un progetto simile sia fuori dalla portata delle capacità della grande civiltà europea.

Ho provato a condividere qui il mio punto di vista, anche se discordante su una questione centrale del Suo articolo (che comunque ho apprezzato molto, anche per i rimandi bibliografici). La ringrazio per la pazienza nel leggere.

Cordiali saluti,

@Sal_T_S

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