Il Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice. Abbiamo visto che la grande esperienza del bosco è l'incontro con il proprio io, con il nucleo inviolabile, l'essenza di cui si nutre il fenomeno temporale e individuale. Anche sul piano morale, questo incontro così importante sia nel guarire sia nel fugare la paura ha un valore altissimo. Porta verso quello strato sul quale poggia l'intera vita sociale e che sin dalle origini è sotteso a ogni comunità. E verso quell'essere umano che costituisce il fondamento di ogni elemento individuale e da cui s'irradiano le individuazioni. In questa zona non ritroviamo soltanto la comunanza: qui c'è l'identità. È questo che si profila nel simbolo dell'abbraccio. L'io si riconosce nell'altro - secondo la formula antichissima: «Tu sei quello!». L'altro può essere la persona amata, e anche il fratello, il dolente, lo sprovveduto. L'io che gli porge aiuto s'innalza nell'imperituro. Qui si consolida la struttura che è a fondamento del mondo.
Ernst Jünger, Trattato del Ribelle
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